domenica 13 gennaio 2008

21 Grammi - di Alejandro Gonzales Inarritu. Con Sean Penn, Fenicio Del Toro, Naomi Watts. Colore 120 min. - Produzione Usa.

Tipico film che divide critica e pubblico ed allo stesso tempo divide sia critica sia pubblico al loro interno. Dopo l’interessante “Amores Perros” il regista messicano, passato alla corte di Hollywood, effettivamente mette in scena un film non facile che rischia di essere etichettato come grande film da una parte e come irritante accademia dall’altra. Con una struttura frammentata, sconnessa, piena zeppa di flash-back e flash-forward Inarritu prova a destabilizzare il concetto narrativo classico(grazie anche ad un montaggio frenetico al limite della regia pubblicitaria) attraverso una storia fatta di personaggi che si incontrano per caso. Paul(Penn), professore universitario di matematica, ha bisogno di un cuore nuovo. Jack(Del Toro), è un ex delinquente che ha messo la testa a posto grazie ad una rivelazione religiosa che supera il fanatismo. Chritina(Watts), mamma e moglie felice di una tipica famiglia americana. A farli incontrare sarà un evento tragico: Jack investirà mortalmente col suo pick-up il marito e le due bambine di Christina. Alla fine “21 Grammi” risulta esteticamente bello e tecnicamente eccelso. Invidiabile la scelta di volere fotografare i vari momenti(presente, passato e futuro) con colori e sfumature differenti in modo da non stordire troppo lo spettatore, ma c’è da dire anche che la pretesa sembra fin troppo studiata a tavolino ed atta a colpire appositamente un immaginario sensibile al virtuosismo. Senza dubbio un film intrigante che se preso nel verso giusto, cioè guardare il film senza porsi tante domande durante la proiezione lasciandosi andare tra gli sfilacci della struttura potrebbe risultare gradevole e potrebbe essere un motivo di dibattito visti i temi importanti che il film affronta. Che la verità sia ancora una volta nel mezzo? Resta il fatto, tuttavia, che Inarritu è un regista di talento che potrà sorprenderci molto di più quando e se riuscirà a dare vita alle sue intuizioni con piena maturità. Da citare la prova di tutti gli interpreti, Penn(che ha vinto la Coppa Volpi al festival di Venezia del 2003) e Del Toro su tutti, e quella della sorprendete Watts(“The Ring”), davvero intensa tanto da guadagnarsi la figura di una nascente, ma ancora molto lontana, Meryl Streep.

Ps. I 21 grammi del titolo sono, secondo una leggenda scientifica, il peso che ognuno perde quando muore. Quindi, ipoteticamente, visti come il peso dell’anima che abbandona il corpo.

5 commenti:

Mario Scafidi ha detto...

sono nella cerchia dei detrattori di 21 grammi... dopo la folgorazione di amores perros, la secionda pellicola di inarritu non mi ha deluso. anche la scelta registica dei tre colori diversi per sottolineare passato-presente-futuro non è affatto innovativo. ti ricordo traffic, che per questa ragione guadagnò l'oscar per la regia.
21 grammi è il peso dell'anima, ma anche quello di questo film, al di là dell'apparente consistenza.

La mia stagione in perdita ha detto...

Soderbergh usa le tre sfumature per raccontare il grado differente di drammaticità delle tre storie. Inarritu lo usa per la scansione temporale del racconto. Senza, il montaggio sfrenato renderebbe il film complicatissimo. :-)

Io sono nella cerchia di mezzo. Film interessante ma troppo forzato, eccessivo. Dipende da come lo si vuole guardare. Rivisto più di una volta guadagna qualche punto in più.

honeyboy ha detto...

ma sai che quando ho aperto il blog, più di un annetto fa, 21 grammi è stato proprio il primo film di cui ho parlato? ^^

Anonimo ha detto...

A me invece è piaciuto moltissimo. Intenso come pochi film. Hai visto poi Babel?
Ale55andra

Shadowland ha detto...

Babel è il miglior film di Inarritu a mio parere. Sintesi perfetta delle due pellicole precedenti.