domenica 3 febbraio 2008

La 25a Ora - di Spike Lee. Con Eward Norton, Philip Seymour Hoffman, Anna Paquin, Rosario Dawson, Barry Pepper. Colore 134 min. Produzione Usa 2002.

Uno Spike Lee malinconico ed amaro come non me lo sarei mai aspettato. E arrabbiato, come sempre. Ma una rabbia che si sottrae alla telecamera e si nasconde dietro ogni inquadratura, primo piano o oggetto che sia. Spike mette in scena il dolore, la consapevolezza del proprio agire e soprattutto il rimpianto(una parola mai detta, un sentimento inespresso, giudicare male le persone che ci circondano e che ci amano), filmando un giorno intero, 24 ore prima che Monty(Norton), un pusher dell’Upper East Side delle Grande Mela beccato dalla narcotici a causa di una soffiata finisca in carcere. Una pellicola a tratti commovente che si dipana lenta, avvolta in pause brevi dove trovano spazio immagini di una New York ferita, sanguinante(memorabile fin dai titoli iniziali che si incrociano di continuo con i fari ora al posto delle Torri Gemelle; memorabile come l’immagine di una NY notturna alla fine dei titoli, quasi un fermo-immagine che ridona quella poetica urbana tipica della metropoli sottratta da quella tragedia), in cui tutti i protagonisti cadono dando sfogo alle loro deviazioni, ai loro sensi di colpa. Fino alla conclusione, fino alla 25ª ora, quella in cui Monty vede una nuova strada, la via che porta verso la redenzione, una nuova vita che il padre adottivo gli prospetta mentre lo accompagna al carcere. Una vita tutta nuova, stato, lavoro ed amicizie ma non l’amore(Naturelle lo raggiunge, unico contatto con il recente passato). Il cineasta newyorkese riesce a dare spessore alla materia e ad integrare la sua arte del raccontare, oltre a quanto rappresentato, grazie a disinvolti movimenti di macchina che scivolano via lenti ed allucinati su carrelli trasportando un volto o un corpo nel momento del passaggio dal peccato al dolore, all’incoscienza o conoscenza apparente che si manifestano nei momenti chiave del film. Una sorta di isolamento post-reato, un momento in cui il personaggio prende/non prende atto del proprio sbandamento. Un film con impercettibili sbavature, un film sulla ricerca del tempo perduto che inizia con Monty che salva un cane dalla strada, e termina con Monty che attraverso la strada cerca una via salvifica. In mezzo l’angosciante, metaforico “viaggio” che parte dal già divenuto leggendario monologo allo specchio di Monty sulle contraddizioni politico-razziali degli Usa, e finisce con gli stessi personaggi dileggiati nel monologo mentre gli sorridono e lo salutano(neri, pakistani etc. Ma mancano i politici. Ed è tutto un programma).

3 commenti:

Deneil ha detto...

lo devo assolutamente vedere!lo recupero subitissimo!!
recensione da applausi!

Mario Scafidi ha detto...

magnifica pellicola che avevo dimenticato. eccellente sotto tutti i punti di vista.

Anonimo ha detto...

Una sola parola: capolavoro.