giovedì 7 febbraio 2008

Into The Wild - di Sean Penn. Con Emile Hirsch, William Hart, Marcia Gay Harden, Vince Vaughn, Jena Malone, Hal Holbrook.
Colore 148 min. Produzione Usa.

La breve vita di Christopher McCandless aka Alex Supertramp, liberamente tratto dal libro "Nelle Terre Estreme" di Jon Krakauer, il quale a 22 anni abbandona una vita fatta di agi ed un futuro già definito scegliendo di vivere una esistenza al limite,
quasi primordiale a contatto con la natura. Un road movie, un viaggio con una meta ben precisa e che conta anche più del viaggio stesso che si manifesta attraverso un soggetto assai rischioso che Penn riesce a tenere a bada senza mai scadere nel sensazionalismo e nella direzione fine a sé stessa. Come in ogni rischio di tanto in tanto si sfiora l'azzardo, ma Penn non si innamora mai del personaggio, nè degli spettacolari paesaggi che fanno da sfondo alla narrazione. Alex, pur testardo e disposto a sopportare qualsiasi sacrificio è sempre pervaso dal dubbio, in alcuni frangenti debole, fino al tentativo ultimo di tornare indietro quando le condizioni di vita che si crea in Alaska diventano ormai privative. Una viaggio moderno nella solitudine di un ragazzo che ne fa una ragione di vita lasciandosi dietro tutto il carrozzone di personaggi che incontra sulla strada e che lo ha amato(aulico il confidare sempre nella bontà degli estranei piuttosto che in persone dello stesso sangue), una solitudine ancora più ricercata lontano da quei genitori che fanno involontariamente da incipit alla sua "fuga", così devastanti per i loro figli, nascosti dietro la solita fotografia di famiglia apparentemente perfetta. Questo mentre la voce off della sorella mette in risalto i pensieri del diario di Alex, le ipotesi della nasciata del suo idealismo, le contraddizioni, le paure, le gioie, e mentre le canzoni di Eddie Vedder(azzeccatissima la scelta di sottotitolarne i testi in italiano) accampagnano un corollario di luoghi ed immagini mozzafiato. Un film itinerante e poetico, inquieto, metafisico verso quella libertà ideale e pura che l'uomo moderno ha smarrito da tempo. Molto bravo Hirsch, ma il segno lo lascia il buon Sean, ormai tra i pochi a credere ancora che il cinema sia "la concezione del mondo e non semplicemente spettacolo" come soleva affermare Majakovskij.

4 commenti:

Mario Scafidi ha detto...

entusiasmo misurato, direi. io faccio parte della ristretta cerchia dei detrattori. non mi ha convinto.

Deneil ha detto...

ecco secondo me è proprio il fatto che penn si innamori del personaggio a non convincere..per lui è quasi un eroe,ogni personaggio che incontra cambia al suo passaggio...è quell'esagerazione che non ho apprezzato..comunque un bel film con parole delle song sottotitolae spettacolari!

Shadowland ha detto...

@deneil:

Penn contrappone il lato "eroico" di Alex alle sue debolezze ed insicurezze. Tipo quando rientra in citta, tentato dalla strada, ma scappa via di nuovo quando gli si prospetta davanti una vita sociale "formale e normale". E' un eroe imperfetto e fragile che tenta anche di tornare indietro nel finale quando non regge più la vita che aveva scelto.

Anonimo ha detto...

Felicissima che tu stia dalla parte degli estimatori (come me) piuttosto che con i detrattori ^^
Ale55andra