giovedì 10 gennaio 2008

Mystic River - di Clint Eastwood. Con Sean Penn, Tim Robbins, Kevin Bacon, Laurence Fishburne. Colore 137 min. Produzione Usa 2003.

L’America non ha un padre. Fin troppe volte si è dato ascolto ai consigli ad ai richiami dello zio Sam. E fin troppe volte, i padri che dovrebbero essere tali annullano i figli nel nome(indiretto) del più annichilente atto di violenza: quella psichica come conseguenza di quella fisica: i tre bambini della storia che sfuggiti ai lupi, diventati grandi, si trasformano loro stessi in lupi. Mastro Eastwood, forse il cineasta più credibile degli States ancora in vena di girare film invece che fare semplicemente cinema, ha tratto dal libro “La morte non dimentica” di Tennis Lehane(grazie alla entusiasmante sceneggiatura di Brian Helgeland, già autore di quella di “L.A. Confidential”) una pellicola agghiacciante in fatto di tema sia sociale, sia morale. Avvalendosi di un cast eccezionale, Penn in stato perenne di grazie vincitore dell’Oscar quale migliore attore protagonista, ed un altrettanto immenso Robbins anch’egli vincitore della statuetta ma come migliore interprete non protagonista, Clint ritrae la vita di un quartiere operaio di Boston ed il dramma comune che lo attanaglia attraverso il vincolo che lega fin da ragazzini tre personaggi i quali, dopo il rapimento di uno dei tre ad opera di due ambigui “poliziotti” che lo violenteranno sessualmente, si ritroveranno adulti e distanti venticinque anni dopo, pur vivendo nella stessa città, ognuno con il proprio mestiere, le proprie paure ed insicurezze. A riportarli ancora in contatto un altro episodio drammatico: l’omicidio della figlia di Jimmy(Penn). “Mystic River” è un continuo fluttuare di emozioni. E’ il ritratto severo di un mondo che immerso nel dubbio si lascia trascinare nel baratro della vendetta per espiare il proprio dolore(e la propria colpa). Robbins-Dave è una sorta di cacciatore di pedofili, Jimmy-Penn ucciderà Dave sospettato di essere l’omicida della figlia, Sean-Bacon che da tutore della legge sembra essere al di sopra delle parti, nel finale, con un gesto ambiguo quanto esplicativo, proverà ad uccidere Jimmy e, forse, se stesso perché, come racconta a Jimmy , quel giorno quando rapirono Dave, anche loro subirono indirettamente le stesse violenze. E’ la morte, dunque, che cancella tutto, dolore e dubbi compresi? Ed in effetti, dopo la perdita dell’innocenza, sembra sia quello l’unico modo, paradossalmente, per vivere senza paura. Clint non risparmia neanche il cattolicesimo. Come in tutto il film, non prende nessuna posizione, né la parte di nessuno dei suoi personaggi. Racconta, e dicono molto più di mille parole due inequivocabili scene: il primo piano dell’anello di uno dei due poliziotti che rapiscono Dave con una croce in bella mostra all’inizio del film, e l’enorme tatuaggio di Jimmy sulla schiena, sempre una croce, nel lungo epilogo. Dopo il padre assente de “Un mondo perfetto”, e dopo i padri ladri-assassini de “Gli spietati”, un altro capolavoro sul peccato senza possibilità di redenzione, sulla figura di chi dovrebbe guidare ed essere un punto di riferimento ma che, ciclicamente, fallisce drammaticamente.

E’ questo mondo, tutto sommato, a non avere un padre.

2 commenti:

Mario Scafidi ha detto...

sono contento che la pensi come me sull'imparzialità di eastwood. molti lo additano come repubblicano incallito e come cattolico bigotto. a mio giudizio è solo un grande maestro, con tanta esperienza ed una sensibilità che hanno in pochi. mystuic river è bellissimo.

La mia stagione in perdita ha detto...

Purtroppo molta gente non riesce a stare lontano dall'incollare etichette. Quando si comincerà a valutare le opere per quelle che sono e non per quelle che vorremmo che fossero, avremo fatto tutti un piccolo ma significativo passo avanti. Chi se ne frega se Eastwood è un repubblicano o un cattolico bigotto, a me interessa il quadro, non la cornice. :-)