martedì 29 gennaio 2008

La casa di sabbia e nebbia - di Vadim Perelman. Con Ben Kingsley, Jennifer Connelly, Ron Eldard. Colore 126 min. Produzione Usa 2003.

Vadim Perelman, regista di origine ucraina, dopo anni di pubblicità si affaccia per la prima volta al cinema con un film riuscito a metà. Se non fosse per le corpose prestazioni del duo Kinglsley-Connelly su cui la storia poggia gran parte del suo interesse tecnico-emozionale il film rischierebbe, probabilmente, di essere ricordato solo come una pellicola d’esordio. Una casa arroccata sulle alte coste della California che guarda da lontano il mare è il perno attorno a cui si muove l’intera vicenda. Un luogo dove si consumano speranze ed illusioni nell’attesa di ritrovare quello che in passato si aveva e che il destino, purtroppo, ha in seguito privato. A contendersela sono Kathy(Connelly), proprietaria dell’immobile abbandonata dal marito e preda della tossicodipendenza, ed un ex colonnello dell’aviazione iraniana immigrato con famiglia, Massoud Behrani(Kingsley). In un crescendo di tensione narrativa che Perelman riesce a tenere a bada solo grazie all’apporto dei protagonisti, si inscena un conflitto tra i due che condurrà ad un tragico finale. La storia ha diversi punti iniziati ma non portati a termine come, ad esempio, in tema di attualità, le difficoltà di comunicazione tra due mondi agli antipodi che si incontrano e si scontrano; ha un tema di fondo non abusato al cinema come quello del possesso di un immobile ma che viene solo figurato come un pretesto per mandare avanti il racconto e non un vero e proprio motivo di approfondimento delle due anime in gioco. Sicuramente Perelman ha il merito di non schierarsi con nessuno dei due contendenti, ma sono questi ultimi che a dare vigore ad una volontà comune eccessivamente poco chiara tanto da ridurre la casa ad un trofeo da conquistare per abbattere il passato, piuttosto come un luogo dove potere vivere e ritrovare serenità ed un minimo di dignità. Un film da vedere, tratto dal best-seller omonimo di Andre Debus III, e con qualche scena anche credibile, ma fitto di un lirismo algido che oltre al distacco crea anche poca apprensione per gli eventi a causa di una lentezza narrativa troppo esasperante. Magistrali le prove di Connelly e Kinglsley e film candidato a tre premi Oscar.


2 commenti:

Mario Scafidi ha detto...

eppure sai che a me era piaciuto moltissimo?
la tua analisi è certamente corretta, ma a me il film ha trasmesso qualcosa. mi è venuta voglia di rivederlo..se troverai una recensione su settimaarte vuol dire che l'avrò fatto... ;)

Shadowland ha detto...

A me non è dispiaciuto. Solo che l'ho trovato una opportunità sprecata. A volte ci sono sceneggiature pessime date in mano a registi in gamba, in altre, come nell'occasione, una bella sceneggiatura date nelle mani di un regista anonimo. Ne vengono fuori film buoni, ehm, ma non troppo.