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lunedì 3 marzo 2008

Angeli perduti - di Wong Kar Wai. Con Leon Lai, Michele Reis, Takeshi Kaneshiro. Colore 95 min. Produzione Hong Kong.

Da una costola di "Hong Kong Express" Kar Wai ne ricava un altro film sulla solitudine. Una riflessione amara sull'incapacità del rapportarsi agli altri e sui sentimenti che non trovano sfogo. "Angeli perduti" è uno sguardo alienato e desolato sull'esistenza ritratto con telecamera in spalla, dilatazioni di immagini e filtri, ralenti. Estetica da videoclip come il regista ci ha abituato. Un universo onirico malinconico sullo sfondo di una Hong Kong stralunata e perennemente notturna. Storia di tre personaggi che non riescono a trovare posto nella società che li ospita, ognuno con la propria vita fatta di affanni, di dubbi e che grazie al Caso si incontreranno non sapendo nulla dell'altro. Un tragico epilogo ed un lampo di luce sul far del mattino rappresentano un finale mozzafiato: soprattutto l'immagine di due dei protagonisti lanciati in moto mentre albeggia è poesia pura. Un film disperato e di appena accennata speranza che non disdegna momenti divertenti e bizzarri ma sempre in una prospettiva che relega il protagonista in un'ottica solitaria, inadatto all'affettività. Angeli che cadono, desolati, turbati. Piccole anime che perdono la partita con la vita e che cercano una via salvifica tramite la cognizione del dolore prima e la fuga attraverso esso dopo.

venerdì 22 febbraio 2008

Hong Kong Express - di Wong Kar Wai. Con Tony Leung, Faye Wong, Takeshi Kaneshiro, Brigitte Lin. Colore 102 min. Produzione Hong Kong 1994.

Due episodi. Due storie simili e diverse allo stesso tempo. Un terzo episodio mai girato che farà da incipit per il successivo
film "Angeli Perduti". L'amore che finisce, la solitudine, la leggerezza nel raccontarle ed uno stile assai prossimo all'estetica da videoclip. Wong Kar Wai si fa conoscere al pubblico occidentale con un'opera di grande spessore ed un linguaggio filmico che in seguito farà proseliti. Fa muovere i suoi personaggi sullo sfondo di una Hong Kong frenetica e brulicante di luci e colori, li isola dal contesto ritraedoli in ralenty e slow-motion mentre la vita scorre e fa il suo corso. Videocamera in spalla, "Hong Kong Express" è un'idea che si trasforma in improvvisazione, quasi priva di sceneggiatura. Semplici e pochi dialoghi, un fiume di immagini ed una fotografia spettacolare di Chris Boyle. Ma c'è un tema sempre presente che corre lungo tutto la durate del film: l'inaridirsi dei sentimenti, quelli che hanno fine e quelli che non iniziano mai. Storie d'amore troncate e nuove avvolte nel mistero(primo episodio), desiderate e mai espresse chiaramente(secondo episodio). La sofferenza per quello che finisce e la paura per quello che potrebbe cominciare. Personaggi immersi in una malinconia persistente che perdono quello che hanno e temono quello che potrebbero avere. Una umanità fragile che stenta, che fatica a muoversi nei meandri delle passioni così dolcemente permeabile all'infelicità, così inevitabilmente vicina al corso della storia che vede Hong Kong diventare lentamente e tristemente cinese. Splendida colonna sonora, qualche ingenuità nel primo episodio, ma raccontato con una sincerità disarmante.