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giovedì 20 marzo 2008

Saviour Machine - Legend Pt. I - MCM/Massacre Records - 1997.

La trasposizione in musica del libro dell'Apocalisse, l'ultimo libro della Bibbia. Un progetto che se chiamato ambizioso sminuirebbe tutto il lavoro, la premura e la dedizione che i nostri hanno applicato alla composizione di questa prima parte e di quelle successive. Un progetto dal fascino irresistibile capace di esprimere tutti gli umori, le sensazioni, le paure della profetica distruzione dei Tempi e della "Rivelazione" di Cristo che dovrebbe avverarsi dopo i 7 anni finali dominati dall'Anticristo. "Legend", the official soundtrack for the end of the world". E mai descrizione migliore poteva essere azzeccata. Una sinfonia drammatica che toglie il respiro, capace di proiettare l'ascoltatore all'interno delle vicende descritte(con una cura a dir poco maniacale) e di renderlo partecipe dell'intero racconto. Il sound di base è quello già ascoltato in "Saviour Machine II", ma viene sviluppato con un appesantimento della chitarra, molto più corposa e meno fluida e "limitata" al solo riffing, mentre a farla completamente da padrone è la maestria di Van Hala attraverso le cui mani passano orchestrazioni sia oscure(nella maggioranza dei brani), sia più ariose. La ritmica diventa instabile, imprevedibile, eco onnipresente delle catastrofi musicate e letterate ed infine, come già nei precedenti lavori, la voce di Clayton che troneggia su tutto, deus ex machina dell'intera compagnia. Le song si susseguono senza tregua né pause, tutte accomunate da un unico filo conduttore sia lirico sia strumentale, e si alterano in slow song ed in altre più ricche di ritmiche e percussioni, si librano nell'aria in ballate pianistico-sinfoniche e viaggiano nei luoghi del concept in altre più heavy e presentate da un tripudio di inserti melodici orientaleggianti, funerei, creando un quadro sonoro d'insieme assolutamente impareggiabile. Oltre i generi, oltre le etichette, un'opera messa a disposizione dell'umanità e conservata nel museo d'arte drammatica dell'anima di questa terra.

Behold, Time Is Legend, And History Is Time. This Our Is Mine.

giovedì 28 febbraio 2008

Saviour Machine - II - MCM/Massacre Records - 1994

Seconda prova per la band cristiana per eccellenza e virata verso un sound meno pesante rispetto al disco d'esordio e più incentrato sulla teatralità e la drammaticità dei brani. Meno impatto immediato ed arrangiamenti più curati fanno di SM II una perfetta colonna sonora per un viaggio nei luoghi più oscuri della propria anima, quelli oppressi da mille ipotesi e dubbi ma pronti a schiarirsi al minimo accenno di luce. Quella luce che nella parte finale del disco si intravede dopo un tortuoso cammino di ben oltre un'ora attraverso estasianti brani, epici crescendo drammatici e ballate pianistiche dall'intensità emotiva struggente come "American Babylon", Ancora imperante e la prestazione vocale di Eric Clayton, sorta di Virgilio che conduce l'ascoltatore in un mondo suddiviso tra sofferenza e speranza, tra visioni oniriche e mistiche escursioni nei meandri delle fede cristiana, che si apre e si conclude con i due brani "Saviour Machine I" e "Saviour Machine II" che ripercorrono lo stesso tema musicale ma che rappresentano rispettivamente l'invito ad attraversare senza paura quella "confusione" prima, il raggiungimento finale della salvezza dopo. In questo bel mezzo tutta l'intensità, la passione, la credibilità di una band che si esprime al meglio e che affronta tematiche difficili, in alcuni momenti troppo volte alla glorificazione ma che non scadono mai patetico. Una band ed un lavoro maturi che come pochi altri lasciano il segno, come la conversione ad una fede prima difficile da fare entrare nel cuore e che ora senza di essa non si riuscirebbe ad accettare, in pace con se stessi, la morte. Immensi.

Sito ufficiale

giovedì 21 febbraio 2008

Saviour Machine - 'Saviour Machine I' - Intense Records - 1993

Con questo disco parte la leggenda, quella di una band di fede cristiana che dona alla proprie composizioni un velo di sacralità e di drammaticità, che presenta testi cristiani ispirati dalle sacre scritture, un look assolutamente nuovo per mano di Eric Clayton, mente ed anima della band il quale si esibisce con la testa completamente dipinta di bianco, calvo ed un pendant con croce fissato nel mezzo della fronte. Heavy metal dalle profonde tinte oscure che attinge da certa dark-wave tipica degli '80(non è un azzardo nè il paragone con i Sister of Mercy né un confronto tra le voci baritonali di Clayton e Eldritch) ma che cammina con le proprie gambe grazie proprio alla mistura del sound sviluppato dalla band. Una vera leggenda, una band che si presenta al mondo musicale in piena epoca grunge e con un sound del tutto atipico. Combo coraggioso che mostra subito la personalità che la contraddistinguerà anche negli anni a venire, lontana dai trend e solo concentrata a portare avanti un discorso ben preciso, coerente, a volte fin troppo "rigido" ma indubbiamente di grande fascino. Il cotenuto del disco è di quello che cattura al primo ascolto e che non stanca anche dopo averne a lungo "abusato". La musica dei Saviour Machine è un luogo di ritrovo per anime addolorate, una sorta di luogo sacro in cui viandanti stanchi cercano un posto lontano dalla quotidianità. E "Carnival of Souls" è la porta di questo luogo, una porta sempre aperta che si muove su un 4/4 reso sognante dalla chitarra di Jeff Clayton che tesse trame celestiali sopra un manto di velluto nero disteso tra le corde vocali di Eric. Oltre la porta aspettano ansiose, invece, vere e proprie cavalcate metalliche come "Force Of The Entity" e la seguente spettacolare "Legion", che si impone con il suo mid-tempo stralunato accompagnato dal piano per poi esplodere nella seconda parte con una cavalcata degna della Vergine di Ferro e senza mai cancellare la propria impronta drammatica. Tutti i brani nascono e muoiono all'ombra della voce di Clayton in quella che si presenta come la prova più "metallica" della loro discografia, capace di interpretare tutti gli umori dettati dalle tematiche di cui scrive e di rendere l'intero disco una sorta di rappresentazione teatrale dove lui è il protagonista e gli altri componenti della band il cast artistico. La sua prova in "The Son Of The Rain" mette in contatto chiunque con il "suo" Dio anche se con idee religiose diametralmente opposte. E la band lo segue di pari passo come una comunità di fedeli al cospetto del proprio tramite verso l'Occhio Eterno che tutto dovrebbe muovere. Un disco che dona speranza e che allo stesso tempo riflette sul male che l'annebbia.

Sito ufficiale